beccaria

racconto di antonella beccaria

Il meno peggio

“Morti i tre scalatori scomparsi. Nuova tragedia della montagna”.
“Stroncati da un mix di alcol e droga i due ragazzi del rave”.
C’è a chi va peggio, pensa Chiara mentre sfila il giornale radio. Sta parcheggiando nel garage sotterraneo e quasi la consolano quelle notizie. Intanto ripassa la sua giornata, meno terribile se confrontata alla sorte di quei poveracci. Un avvio a razzo con la telefonata del suo ex che non rispetta gli accordi sull’affidamento del bambino: neanche oggi gliel’ha riportato.
“Domani chiamo i carabinieri”.
Poi il suo ultimo giorno nella fabbrica che chiude sotto debiti e banche.
“Pazienza, lunedì sarò nel laboratorio nuovo”.
A nero è meglio che niente.
Infine al supermercato la carta di credito disattivata.
“Prenda questo”. Chiara allunga il bancomat. Avrebbe preferito caricare quella spesa il mese successivo, ma tant’è.
Torna al presente. Quando spegne i fanali, si accorge che l’illuminazione del garage è guasta. Ultimo regalo della giornata.
“Merda”.
Stavolta non è un pensiero, è una parola a voce alta.
E ha paura. Paura del buio che l’avvolge. Di non raggiungere la scala, a una distanza dilatata di chilometri nella sua testa. Dello stupratore seriale, del tossico con la siringa, del rumeno di turno. E accelera il passo, troppo rispetto alla visibilità zero. Non pensa a dove va e non si avvede del cordolo che ripara un pilastro. La caviglia lo aggancia e a Chiara sembra una mano di metallo. Urla, tenta di staccarsi e nel farlo si sbilancia sotto il peso delle borse della spesa. Dritta va ancora, ma in picchiata, il cranio diretto verso lo spigolo di cemento armato che scava un solco e frattura l’osso. Chiara non sente nulla. Quando la ritrovano dicono che c’è rimasta sul colpo. E che il responsabile del condominio ha scazzato di brutto. In galera deve stare, con gli spacciatori stranieri a fargli qualche lavoretto.

Antonella Beccaria