Incendiario di viaggio¶
lettera ad un autolesionista digitale¶
anima dilaniata,
se t’incontro mi spezzetto io.
in me hai già piantato
un giardino di fiori e chiodi,
e io sono allergico.
sono stanco di riciclarti, ferraglia,
col potere del pensiero.
torna nuovo: se cerchi casa nel mio server,
non ne troverai più nel tuo.
firmato,
suicidio.
cuore di cyborg¶
quando ti avvicini a me
non aspettarti che ti tenga fra le mani
come tengo una rosa scappata dal vivaio,
un piccolo robot arrugginito e triste
o una rabbia alimentata a malelingue,
nel petto fra cavi e sangue.
però so resistere, rapida d’acido,
erompo anch’io dalla tirannia degli argini;
posso allungarmi a ripescarti,
se il tuo vagone, innamorato di carbone,
è deragliato nelle tue voragini.
non sarò una stanza isolata dal mondo,
ma forse un cerotto sì.
produttività¶
la vostra inquieta sopravvivenza
è una patologia degenerativa.
sapete qual’è la cura?
io no, ma non farò la fila
per infilare la testa nel cesso,
tirare la catena,
e affogare in un’esistenza per inerzia.
nasci! produci! consuma te stess@.
funerale di un patriarcalcapitalismo¶
di buon mattino schiudi gli occhi
ad un altro giorno marcio ai margini
manganelli a colpi di pettine
le tue ciocche rosa scolorite.
insaccata nelle calze a rete,
dea della guerra dall’alto degli anfibi
sorridi nel calciare una vetrina
e m’insegni la politica del desiderio,
la libertà di essere e fare
di baciare per autodeterminazione:
ti adoro, sorella.
un fuggitivo¶
tempo fa, una ragazza
mi dedicava una canzone.
le note stonate raccontavano
di due amici che si dividono;
non per conclusione d’affetto,
ma per proseguire i propri percorsi.
lei l’ha fatto.
mi dicevi: cambieremo il mondo,
faremo tante cose assieme,
poi hai preso la mano di altri
e sei emigrato a seminare altrove
i tuoi semini d’anarchia…
non ti chiedo di tornare un giorno
nè di soddisfare egoistiche pretese
però non voltarti per favore,
e regala ad altri ed altre
ciò che hai dato a me:
pacche sulle spalle se necessario,
e la gioia di poterti dire
buon viaggio, fratello.
cyberstrazio¶
l’alienazione, fabbrica di morte.
produce fumi tossici ideologici,
propaganda del nuovo tecnoverbo
di un cristo fatto d’innesti biomeccanici:
cedi ciò che rimane della tua carne,
in nome di una singolarità futura.
quando l’incubo virtuale è la tua stessa vita
chissà qual’è la via d’uscita
le lacrime mi sciolgono il viso di metallo
temprato dalla fucina degli orrori
non sento più niente oltre alle urla
e c’è solo il nero, senza più bianco, né colori.
maledico con rabbia
il feticcio del progresso ad ogni costo
per me, in una simulazione,
non potrà mai esserci posto.
effettofarfalla¶
siedi su una panca scrostata
lui ti dice: non metterti in mostra
che lingua da stronzo e vigliacco,
tu tutto il silenzio del mondo,
io tutta la rabbia che ho.
come si fa a non mostrarsi?
una crisalide piena di caos
produce un effetto farfalla
e non può essere invisibile
mentre danza sul filo di un uragano.
ti ho vista volare
tra le arance di endocrinologia,
resisti, resisti, resisti
oggi il succo sa di veleno,
e la tua piccola grande tragedia
non è scritta sui libri di storia
non è argomento per intellettuali
o carne per giorni della memoria;
l’ipocrita ha due lacrime:
una per farsi bello
un’altra per lavarsi le mani
i sordi non sentono le loro stesse urla
non ci riusciranno neanche domani.
nel frattempo, se vuoi,
c’è questo ombrello
tienilo finchè non senti caldo,
che arriva la primavera.
disforia degenere¶
siamo esercito sotto la bandiera di dildo e martello,
proletari con boa di struzzo: è ora di riappropriazione!
finocchie in prima linea, per i mezzi di ri/produzione:
mille anarchismi queer, per drag senza king e queen.
mi dedico, con benzina, agli sbirri dell’identità,
disforia degenere; il mio frocetto interiore ha la barba e la gonna,
deforma, distrugge, disegna amori e performatività:
mi rende stronzo, con colpo ferire, coi feticci di uomo e di donna.
cari normali e infelici, alzo il cappello: hasta la vista,
vi ama una checca rabbiosa, nel corpo di una camionista!
siti anarcheologici¶
abbiamo corpi che si avvinghiano
e cazzicuori eiaculanti gioia
sguardi un po’ strap-on, lo sai
concedimi un valzer alla fine del mondo
un ballo post-strutturalista
sulle rovine di micro e macropoteri.
vorrei tanto contattare noi stessi
in uno dei tanti destini futuribili
chiedere a te e me, ormai fatti
di saliva, sensori e cavetti
cosa ne è stato degli indici di borsa
cosa ne è stato delle siringhe nei parchi;
forse saremo rossi di timidezza e ruggine.
daremo lezioni di anarcheologia
quando saremo ricoperti dall’erba
che sarà avanzata sulle macerie
e ci si poseranno addosso le farfalle
odio¶
odio
odio per gli ordini di un prof, un sergente, un partner
odio per i silenzi che vorrebbero essere parole
per le parole che dovrebbero rimanere silenzi
per coloro che si sentono giganti
per me che non sono neanche un nano
odio per coloro che si sentono normali
e hanno le stranezze sotto il tappeto
per quelli che sanno solo lamentarsi
e chi non sa più fare neanche quello
odio per le colpe sempre altrui
siano esse individuali o collettive
per chi delega persino i polmoni
e quindi anche le aspirazioni
se in fondo cospirare è respirare assieme,
odio per i religiosissimi purismi
mi tengo le contraddizioni
odiando chi le tiene in piedi
come non odiare, poi, chi non fa altro che odiare
ma di un odio fatto di solo odio.
l’odio è l’unica passione che deve brillare di luce riflessa
direttamente proporzionale
alla voglia di pane e rose
google riots¶
non mi si chieda la mappa
posseggo solo qualche direzione
e non mi si chieda nemmeno serietà
alla quale preferisco frivolità radicali
non ho idea poi, di cosa sia l’esperienza
avrei solo un foglio vuoto.
non ci metterò la faccia,
le società sono sorrette o distrutte
da milioni di signori nessuno
e chi piazza nomi e cognomi
finisce sempre nel fottuto show
mi spacco la testa e prendo atto:
ciò che mi lega a questo mondo
è la potenzialità di farlo a pezzi
diventa fan¶
ti prego, ascoltami
so essere molto emotivo
leggo molti libri tutti a caso
sono un artista incompreso,
o meglio: incomprensibile.
devo essere proprio bravo
dio mio, guardami
mentre agito le mani
è bello puntare il dito alla luna
per attirare la tua attenzione
frasi fatte, idiozie, banalità
ma otterrò comunque tanti likes
che confermeranno le mie idee:
sono assolutamente geniale,
tu sei un cazzone, tu non vali niente
non avere altro divo da social net
all’infuori di me, eh, capito?
ammazzati, fai schifo, decedi!
e dopo tutta l’aggressività passiva possibile
un pompino ideologico ci sta sempre bene.
oh, sapessi caro mio fan,
questo pianeta è privo di valori
c’est l’amour¶
ho appena letto sulle pagine graffiate
di uno sconosciuto tabloid rossonero
pieno di candele profumate, petrolio
maschere antigas, crostate e cioccolata
che se la gente conoscesse bene l’anarchia
sarebbe anarchica così com’è innamorata;
hanno ragione: sono poliamorista.
un altro genere di autostima¶
innocente finchè non mi giudicheranno colpevole
libero finchè non mi troveranno schiavo
puro finchè non mi daranno del corrotto
calmo finchè non detonerò a sufficienza
bello, finchè non mi crederanno cesso
e che tu ci creda o no: fortunato,
purché rimanga uomo di insuccesso
otto marzo¶
potremmo smetterla con tutti gli auguri
le leccate di culo, le frasi diabetiche
il nonsenso del facile impegno
e invece le mimose regalate ad ognuna
sono lì a marcire per 364 giorni l’anno
sulle scrivanie di tutti quanti loro,
marpioni accoccolati per una sola mattinata.
giornalisti con piagnistei sulle donne
politicanti con proposte impolitiche,
quindi inserti rosa, quote rosa,
carceri con sbarre e prigioniere rosa.
pare proprio che non si possa stare zitti
in un silenzio di compostissima autocritica
neanche un diamine di giorno soltanto.
teoria del caos¶
quando una farfalla sbatte le ali da un lato del pianeta
l’altro lato è influenzato e affetto dalla sua azione,
le nostre piccole mani accarezzano lo spaziotempo
il patchwork di pelle ed elettricità che noi siamo
influisce sul susseguirsi caotico e splendido degli eventi,
possiamo cambiare la configurazione di ogni atomo esistente,
ci confessiamo che nulla si trasforma
immersi in un mutamento perpetuo
millenni passano e ci rinchiudono e ci ammazzano
tuttavia eccoci tutte e tutti ancora qui che bruciamo,
come le stelle più canaglie e brillanti dell’universo,
siamo minuscoli, impotenti, fragili
e in controllo del nostro destino
tecnoerbaccia¶
la prossima notte correrò
fino a farmi mancare il fiato
sulla sabbia fresca.
e poi verrà la luminescenza,
alba post-atomica,
illuminerà l’oceano nero,
e le grida dell’ultimo pesce
le staremo a sentire impassibili,
con i lacrimogeni sulle guance
con le lacrime a parabola
ma stasera preferisco
scappare in bicicletta, al buio,
sull’autostrada del sole
complottando con l’erba
che spinge contro l’asfalto;
programmare in braccio agli alberi
chattare un po’ con gaia
che poi l’apocalisse è roba per capitalisti
e quindi, onestamente,
non me ne importa nulla
ordine del giorno¶
la polvere si posa sul tavolo
discutiamo qui in circolo
urliamoci, sussurriamoci addosso;
se ci diciamo una cagata
in fondo una testata
la darei ben volentieri:
ascolto attentamente tutto,
sto qui e ne sono contento
disegno stelline ai margini
dell’ordine del giorno:
anche oggi sono riuscito
nello sprizzare allegria
apparendo, tuttavia,
sostanzialmente menefreghista
eugenesi¶
mi ritrovo spesso ossessionato
di non essere abbastanza,
una sottospecie di decerebrato
insensibile e politicamente scarso
uno povero coglione qualunque
un soggetto da quattro soldi;
uscir di casa mia, solitamente,
mi fa ricredere sufficientemente
amour fou¶
l’amore uccide.
ovunque l’amore emerga
emerge gelosia e possesso.
tante restrizioni vi sono,
in nome dell’amore;
c’è chi commette crimini, per amore,
il genitore picchia il figlio per il suo bene,
le tante guerre coloniali
si fanno per il bene della popolazione.
chi ama gli animali, poi ne mangia!
non si può scegliere sul proprio corpo
per amore dei non nati.
ogni brava mamma caga un figlio
che morirà di amor patrio,
e per amore del destino della figlia
la costringerà in gabbia.
l’amore è puro e poco perverso,
qui, in questo mondo, l’amore è odio
in cuor mio non ho amore, ma vomito